La matrice del rischio: comprendere Safety, Security, Cyber e rischio finanziario
Nel linguaggio comune, il rischio viene spesso percepito come qualcosa di generico, un evento negativo che potrebbe verificarsi e provocare un danno. Nel risk management, però, una lettura così superficiale non è sufficiente.
Chi si occupa realmente di tutela sa che il rischio deve essere classificato, scomposto e analizzato secondo categorie precise, perché solo attraverso una corretta schematizzazione è possibile costruire strategie efficaci di prevenzione e difesa.
È proprio da questa esigenza che nasce quella che possiamo definire la “matrice del rischio”, uno schema operativo che consente di organizzare i principali rischi in quattro macroaree fondamentali:
- Safety
- Security
- Informatico o Cyber
- Finanziario
Questa classificazione non ha soltanto valore teorico, al contrario, rappresenta uno strumento operativo essenziale per il risk manager, perché permette di comprendere la natura del rischio, la sua provenienza, il possibile impatto e le misure necessarie per contenerlo.
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Safety: la tutela della salute e della sicurezza della persona
La categoria Safety comprende tutti quei rischi che riguardano la salute dell’individuo e, in ambito aziendale, la sicurezza sul lavoro.
Nel contesto privato, i rischi Safety dipendono spesso dalla condotta personale, dalle abitudini quotidiane e dallo stile di vita del soggetto. Alimentazione, riposo, idratazione, esposizione ai pericoli e gestione del proprio fisico incidono direttamente sulla possibilità di subire malattie, infortuni o conseguenze più gravi.
In azienda, invece, la questione assume una complessità decisamente maggiore.
La sicurezza sul lavoro è infatti disciplinata dal Testo Unico sulla Sicurezza, che stabilisce obblighi, protocolli e standard finalizzati alla tutela sia dei lavoratori sia dei clienti fruitori dei servizi aziendali.
All’interno della Safety è possibile distinguere tre grandi categorie di rischio.
Rischi per la salute
Rientrano in questa categoria tutti i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti nocivi o condizioni di lavoro potenzialmente dannose.
Pensiamo:
- all’esposizione a sostanze chimiche
- ai rumori continui
- alle vibrazioni
- alle radiazioni
- agli sforzi fisici ripetuti
Sono rischi che spesso non producono effetti immediati, ma che nel tempo possono generare vere e proprie malattie professionali.
Un videoterminalista potrebbe sviluppare problemi visivi, un movimentatore di carichi danni vertebrali, mentre un impiegato amministrativo potrebbe soffrire di tunnel carpale dovuto all’uso continuativo di mouse e tastiera.
Rischi per la sicurezza
Qui rientrano invece tutti quei rischi che possono provocare incidenti immediati sul lavoro.
Si tratta di eventi causati dal contatto con strumenti e attrezzature, dal malfunzionamento degli apparati, dalla negligenza, da errori operativi.
In questi casi, il danno sulla salute del soggetto è diretto e contestuale all’evento.
Rischi trasversali e organizzativi
Esiste poi una terza categoria spesso sottovalutata: quella dei rischi organizzativi.
Qui entrano in gioco:
- clima aziendale
- relazioni interne
- pressione psicologica
- carichi di lavoro
- dinamiche manageriali
È l’ambito dello stress lavoro-correlato, del mobbing, del danno biologico e del danno esistenziale.
Questi rischi incidono profondamente sull’equilibrio psicofisico del lavoratore e, pur essendo meno visibili rispetto a un infortunio fisico, possono produrre conseguenze estremamente rilevanti sia sul piano umano sia su quello produttivo.
Security: la tutela del patrimonio
La Security riguarda invece tutti quei rischi connessi alla protezione del patrimonio personale o aziendale.
Quando si parla di patrimonio non ci si riferisce soltanto ai beni materiali, ma all’insieme di:
beni fisici, beni immateriali, risorse economiche, reputazione, dati, identità.
È probabilmente la categoria più ampia dell’intera matrice del rischio.
Nel contesto privato, la Security comprende rischi come:
aggressioni, rapine, intrusioni, furti, furto d’identità, diffamazione.
In azienda, invece, si aggiungono:
taccheggio, furto di dati, danneggiamento delle strutture, danni reputazionali, sabotaggi e spionaggio industriale.
Danno emergente e lucro cessante
In materia di danno patrimoniale, il Codice Civile distingue due concetti fondamentali:
danno emergente e lucro cessante.
Il danno emergente rappresenta la perdita economica diretta causata dall’evento dannoso.
Ad esempio:
- il costo di riparazione di un mezzo danneggiato
- il costo di un intervento correttivo
- la sostituzione di un’infrastruttura compromessa
Il lucro cessante riguarda invece tutto ciò che il soggetto perde indirettamente a causa dell’evento.
Molto spesso è proprio questo a produrre le conseguenze economiche più gravi nel medio e lungo periodo.
Cyber Risk: la vulnerabilità digitale
Oggi nessuna organizzazione può ignorare il rischio informatico.
Il cosiddetto cyber risk comprende tutte le minacce derivanti dalla vulnerabilità dei sistemi informativi, delle infrastrutture digitali e dei sistemi di pagamento.
L’obiettivo della cybersecurity non è soltanto proteggere i dati, ma garantirne:
- disponibilità
- integrità
- confidenzialità
Le minacce possono arrivare sia dall’esterno sia dall’interno dell’organizzazione.
Tra gli esempi più comuni troviamo:
phishing, malware, spyware, key logger, furto o manipolazione dei dati, clonazione dei sistemi di pagamento e blocco dei server aziendali.
Ma non tutti i rischi cyber derivano da hacker esterni.
Molto spesso le vulnerabilità nascono da:
- errori umani
- procedure deboli
- accessi non controllati
- comportamenti negligenti
- personale interno infedele
Per questo la sicurezza informatica non può ridursi all’acquisto di software o firewall: serve una vera cultura della sicurezza digitale.
Rischio finanziario: la vulnerabilità della liquidità
L’ultima area della matrice riguarda il rischio finanziario.
Si tratta di tutti quei rischi che incidono sulla stabilità economica e sulla liquidità di un soggetto o di un’organizzazione.
In quest’ambito, il rischio è strettamente collegato al concetto di volatilità e alla possibilità di subire perdite economiche.
Un esempio tipico è il mancato pagamento da parte di un cliente.
Una situazione apparentemente semplice può generare:
- crisi di liquidità
- aumento dei costi finanziari
- necessità di ricorrere a fidi bancari
- difficoltà operative
- rallentamenti aziendali
Il rischio finanziario, quindi, non riguarda soltanto gli investimenti, ma la capacità concreta di sostenere economicamente la continuità operativa dell’organizzazione.
La classificazione del rischio è il primo passo della tutela
Nel risk management moderno, classificare correttamente il rischio non è un esercizio teorico.
È il primo passo per costruire un sistema di tutela realmente efficace.
Ogni categoria della matrice richiede:
- competenze specifiche
- strumenti differenti
- approcci operativi dedicati
- strategie di prevenzione coerenti
Perché non si affronta un rischio cyber come si affronta uno Safety.
E non si gestisce una crisi finanziaria con le stesse logiche utilizzate per la protezione patrimoniale.
Il vero compito del risk manager consiste proprio in questo: comprendere la natura del rischio prima ancora di decidere come difendersi.













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